Questa è una storia stupida e banale, una storia che impallidisce di fronte alle emergenze del nostro tempo, alle guerre in corso, alla gente che fugge in cerca di una vita possibile. È una storia dal peso irrisorio anche se paragonata alle nostre emergenze, alle difficoltà delle nostre vite quotidiane; alle vite spesso complicate dei nostri bambini e ragazzi; alle nostre sedi sempre insufficienti; alle difficoltà di ogni anno scolastico che parte tra mille aspettative e i “soliti problemi”, il faticoso rapporto con gli enti locali, come tutti sempre senza fondi.
È una storia che forse non dovrebbe neanche essere raccontata, specie sulla home del nostro sito (se qualcuno me lo chiederà sono disposta a toglierla…subito).
Istantanea: sabato, fine delle lezioni, porta secondaria. Nell’aiuola un gatto di pochi giorni piange. Inizia il week end e tutti se ne vanno. Il gatto è stato buttato? Abbandonato? Da chi? Sono state mani pietose o crudeli quelle che, come sempre in modo anonimo, “abbandonano”? Quanto vale la vita di un brutto e malandato gatto di pochi giorni?

Ovviamente niente, un soffio difronte alle prove della vita. Di questo siamo tutti consapevoli sarebbe ingiusto porlo in cima ad un’ipotetica classifica. Tutti se ne vanno, semplice lasciarlo lì, la natura farà il suo corso, del resto succede in ogni istante. Due ragazze, una prof e sua figlia dai capelli improbabili stanno si fermano.
Come prosegue la storia? Il gatto va via in macchina, una veterinaria lo rianima un po’, una borsa di acqua calda, una gatta che ha appena partorito proverà a tenerlo a balia. Molto probabilmente sarà stato solo un tentativo…la natura farà il suo corso.
Perché raccontare questa storia? Perché è successa a scuola, perché i protagonisti dell’abbandono sono molto probabilmente dei ragazzi, perché tutti quelli che hanno incrociato per pochi istanti gli occhi chiusi del gatto si aspettavano che qualcuno se ne facesse carico, perché siamo chiamati a prenderci cura, in modo responsabile delle vite che incrociamo (e bisogna impararlo da subito indipendentemente dal peso e dalla gravità del fardello che la nostra vita ci ha caricato sulle spalle), perché il mondo in tutte le sue manifestazioni ha bisogno di rispetto, lasciando che la natura faccia il suo corso.

antprof
Docente