25 aprile 2020

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Quest’anno focalizziamo l’attenzione sulla CANZONE della LIBERAZIONE, cioè “Bella, ciao”, con la guida di Carlo Pestelli che riannoda i fili della ricerca e della letteratura sulla canzone che più di tutte incarna e simboleggia  la Resistenza, benché non sia stata la più diffusa né la più cantata nelle bande e nei fermenti sociali che hanno attraversato i venti mesi della storia della Liberazione.

“Anche chi la conosce bene rimane sorpreso quando scopre che Bella ciao è cantatissima in contesti diversi e lontani, con almeno quaranta traduzioni tra cui quella curda, quella berbera e quella sinti, ma anche ladina, galiziana e bretone. Come in lingua tedesca e inglese, che hanno effetti per noi stranianti, la canzone si modifica per adattarsi ai nuovi contesti, mantenendo inalterato in italiano il titolo e il suo suono centrale. Bella ciao è «globale e alternativa insieme» (Portelli), sempre identica ma nuova in quanto inno antifascista in Grecia, dei braccianti chicani californiani, dei manifestanti turchi; è il coro che la piazza parigina ha scelto dopo la strage della redazione di Charlie Hebdo per difendere la libertà di espressione e rifiutare le strumentalizzazioni anti-islamiche.” da una sintesi del lavoro di Pestelli che presenta anche una bella raccolta di versioni audio.

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