è Natale

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Docente

… è Natale. Stavolta voglio fare un regalo a nome mio, il webmaster del sito, l’animatore digitale, la prof.

Nel 1973 frequentavo la terza media, in una classe femminile. Un passo indietro rispetto alle scuole elementari dove eri stata in classi miste. La Ricciotti aveva tre sedi: quella femminile ai piedi del classico, quella maschile al palazzo dell’ECA, quella mista a via Paleario. Noi maschi e femmine ci incontravamo all’uscita quando i due affluenti si mischiavano alla Provincia (quel pezzo di marciapiede/strada che passa davanti alla chiesa di Sant’Antonio) in un unico fiume di giovinezza.

L’anno seguente, avrei scalato il colle della cultura cittadina, il Turriziani; ci sarebbe stata la rivoluzione dei decreti delegati, la democrazia e la partecipazione di alunni e famiglie nella gestione della scuola, tutta un’altra storia. Poi sarebbe iniziato il piombo delle stragi (come ci ricordano le ricorrenze), è passato già mezzo secolo da Piazza Fontana.

L’articolo che ho letto e che voglio regalare fa riferimento allo sbarco sulla Luna, che nel ’73 era già acqua passata. 
eccolo il regalo, è l’immagine che posto qui sotto:

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Il 2 novembre del 1973 una donna scrisse una lettera al marito, emigrato  in Germania: era analfabeta, nonostante le campagne televisive di alfabetizzazione degli adulti (vedi la trasmissione Non è mai troppo tardi).

La lettera era parte di un numeroso carteggio ormai perduto, e finì fra le mani dello scrittore Gesualdo Bufalino di Comiso in provincia di Ragusa, che “tradusse” o meglio “interpretò” quei simboli in lingua italiana.
Nei casi di analfabetismo le persone si rivolgevano solitamente a una persona in grado di scrivere, sia amica sia a pagamento. L’autrice della lettera scelse di “scrivere” senza intermediari, di realizzare dei piccoli disegni in grado di comunicare al marito tutto ciò che voleva. Lo scrittore conobbe la storia della famiglia dal racconto del farmacista di paese. 

Ecco la sua traduzione:

Amore mio caro, il mio cuore è trafitto dal tuo pensiero lontano, e ti tendo le braccia insieme ai tre figli. Tutti in buona salute, io e i due grandicelli, indisposto, ma non gravemente, il piccino. La precedente lettera che t’ho spedito non ha ricevuto risposta e ne soffro. Tua madre, colpita da un male, si trova in ospedale, dove mi reco a trovarla. Non temere che ci vada a mani vuote; né sola, dando esca a malelingue: m’accompagna il figlio mezzano, mentre il maggiore rimane a guardare il minore. Il nostro poderetto, ho provveduto che fosse arato e seminato. Ai due “giornalieri” ho dato 150.000 lire. Si son fatte le elezioni per il Comune. Ho votato Democrazia Cristiana, come il parroco m’ha suggerito. Per la Falce e Martello la sconfitta è stata grande: come fossero morti, in un cataletto. 

Ma che vincano gli uni o gli altri, è tutt’una. Nulla cambia per noi poveretti: abbiamo zappato ieri, zapperemo ancora domani. Molte ulive quest’anno, dai nostri ulivi. L’uomo e i due ragazzi che ho assunto, l’uno per bacchiarle, gli altri per raccoglierle a terra, mi sono costati 27.000 lire. Altre 12.000 lire le ho spese per il frantoio. Ne ho ricavato tant’olio da riempire una giara grande e una piccola. Posso ricavarne il prezzo corrente che è di 1.300 lire al litro.

Amore lontano, il mio cuore ti pensa. Ora, soprattutto, che viene Natale e vorrei essere insieme a te, cuore a cuore. Un abbraccio, dunque, da me e dai tre figliolini. Arrivederci, amore caro, il mio cuore è tuo e ti sono fedele, unita a te come i nostri due anelli.

Ecco il mio regalo. Buone feste.

p.s. Se vi piacciono le lettere a disegni, eccone un’altra…ma è tutta un’altra storia.❤️ 

Comprensivo1 Frosinone

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